La Topolino
Ultimo aggiornamento Giovedì 10 Giugno 2010 11:23
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| La Topolino |
| La prima 500 |
| La 500 cresce |
| Dopo la guerra |
| Il nuovo stile |
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Il progetto ZeroA
Nel 1934 l'ing. Fessia, allora direttore tecnico della FIAT e coordinatore del progetto, affida al gruppo del ventinovenne ing. Giacosa , della sezione Motori Avio, il compito di progettare il telaio per una vettura piccola, economica, in grado di essere venduta a 5.000 lire, secondo le direttive ricevute dal management.
Come noto, il gruppo di Giacosa non aveva mai progettato un'automobile: il condizionamento della tradizione è perciò minimo e lo dimostra la direzione subito presa con l'idea di un telaio minimale e una scocca che collabora alla rigidità dell'insieme.
Il telaio disegnato consiste di una coppia di longheroni rettilinei ravvicinati, limitati alla parte compresa tra le ruote, senza nemmeno raggiungere l'asse posteriore.
L'abitabilità del telaio dalle dimensione assai ridotte - l'interasse è di appena 2 m. - è garantita dalla geniale intuizione di posizionare il anteriormente all'asse anteriore ove è collocato, in posizione arretrata rispetto al motore stesso, il radiatore, soluzione contraria all'usuale posizionamento del motore tra asse anteriore e cruscotto.
Un ulteriore elemento di innovazione, fortemente promosso da Fessia stesso, è la compatibilità del progetto con la trazione anteriore: con lo spazio completamente libero tra i fuselli delle ruote e la presa di moto sul cambio, con la sospensione anteriore a balestra trasversale, questa automobile, con ritocchi significativi ma senza sostanziali mutamenti, potrebbe avere semiassi oscillanti a portare il moto alle ruote anteriori. Anche la leggerezza della sospensione posteriore con balestre a quarto di ellisse , fa presagire un telaio con l'assale posteriore limitato ad un semplice asse con due ruote, senza il peso e l'ingombro del ponte con coppia conica e differenziale e con il carico dell'albero di trasmissione.
La prudenza della "vecchia guardia" FIAT suggerisce di mantenere l'approccio più tradizionale della trazione posteriore, così come un convenzionale motore a 4 cilindri in linea con raffreddamento ad acqua, vista anche la poco felice esperienza del motore bicilindrico con raffreddamento ad aria proposto da Lardone proprio in quegli anni.
Sia pur convenzionale, il motore è straordinariamente compatto e semplice: valvole laterali per limitarne l'altezza, niente pompa di alimentazione, niente pompa di raffreddamento.
La linea della scocca, realizzata dall'ufficio tecnico carrozzeria sotto la direzione di Rodolfo Schaeffer, è fortemente influenzata dagli studi aerodinamici dell'epoca: muso sfuggente (possibile, ricordiamo, per la collocazione arretrata del radiatore), fanali incassati nei parafanghi. Di fatto la linea è un coupè con coda che offre due comodi posti più vano bagagli o spazio per due bambini su una panchetta posteriore di fortuna.
Le dimensioni ridotte, uniche nel panorama automobilistico dell'epoca, impongono pneumatici da 15", misura fino ad allora inedita.
A partire dal dicembre '34 il progetto ZeroA assume la denominazione e il nome commerciale di FIAT 500.


































